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Eventi da non perdere

La stagione estiva è ricca di eventi di ogni genere dalle sagre di paese, alle fiere gastronomiche, agli eventi sportivi e culturali.

In autunno la fanno da protagonista i prodotti del territorio come il fungo, la castagna e da qualche tempo a questa parte anche il cioccolato.

L’inverno riserva sempre qualche sorpresa intorno al periodo di Natale con i mercatini che affollano le vie dei paesi. Il divertimento è assicurato per il Carnevale con le sue sfilate di carri allegorici e le serate danzanti nei locali della zona.

Con l’arrivo della primavera la valle è in trepida attesa per il Rally della Val Taro e per tanti eventi che preannunciano l’arrivo della bella stagione.

Ecco alcuni appuntamenti fissi della Val Taro:

ALBARETO

21 Giugno: Tortellata di San Giovanni (Boschetto)

Agosto: Festa in pigiama

15 Agosto: Sagra dell’Assunta

Settembre: Fiera del Fungo Porcino di Albareto

BEDONIA

Martedì Grasso: Sfilata di Carnevale

Aprile: Rally della Val Taro

Giugno: Maratonina dell’Alta Val Taro

Motoraduno memorial “Enrico Lusardi”

Luglio (seconda domenica): Festa della Madonna di S. Marco

Agosto: Sagra della trota

Selezione regionale del concorso Miss Italia

Ottobre: Autunnando di Valle in Valle

Novembre: Cioccolataro

BERCETO

16 Agosto: Fiera di San Rocco

29 Agosto: Madonna della Guardia

11 Settembre: Madonna delle Grazie

BORGO VAL DI TARO

Domeniche di Carnevale: Sfilata allegorica per le vie del paese

Febbraio: Festa degli Amor e degli Amori

Maggio: Festa del Prugnolo

Giornata Oasi WWF dei Ghirardi

Settembre: Sagra del fungo

Ottobre: Sagra della castagna

COMPIANO

Luglio: Madonna del Taro

Agosto: Festival dei girovaghi

Concerto di ferragosto

16 Agosto: Festa di San Rocco

Settembre: Fiera di San Terenziano

Premio letterario PEN Club

FORNOVO

Luglio-Agosto: Fornovo in fiera

SOLIGNANO

TERENZO

TORNOLO

VALMOZZOLA






Passo della Cisa

Il Passo della Cisa è un valico appenninico situato ad un’altitudine di circa 1041 m s.l.m. tra le province di Parma e Massa-Carrara.
Esso separa l’Appennino ligure dall’Appennino tosco-emiliano e permette i collegamenti tra la bassa val di Taro e la Lunigiana.
Presso il valico della Cisa passano:
la SS 62 della Cisa, che collega Sarzana a Verona
l’Autostrada A15 (o Autocamionale della Cisa), che collega Parma alla Spezia mettendo in diretta comunicazione su strade ad alta velocità la Pianura padana con la Riviera ligure e la Versilia.

Passo della Cisa
Passo della Cisa

Data la sua particolare posizione e grazie al fatto che in inverno era uno dei pochi passi aperti sul crinale, storicamente fu oggetto di dispute per il controllo delle merci che vi transitavano, dirette al mare.
Al tempo dell’espansione romana verso le Gallie, fu probabilmente il passo che la via Emilia Scauri superava per aggirare l’Appennino ligure fino a Derthona (Tortona). La strada fu costruita dal censore Marco Emilio Scauro nel 109 a.C. Dopo Derthona ridiscendeva verso Vada Sabatia (Vado Ligure) dopo aver nuovamente superato l’Appennino ligure al Passo di Cadibona.
Nel XVI secolo segnava il confine tra il Ducato di Parma e Piacenza ed il Granducato di Toscana, dopo aver delimitato il confine fra le terre dei Longobardi e dei Bizantini.
Nel Medioevo era noto con il nome di Monte Bardone, celebre fra i pellegrini che, provenienti dal nord Italia e dalla Germania, percorrevano la via Francigena per recarsi a Roma. Si fermavano presso l’antico ospizio di Santa Maria, edificato poco prima dal valico con lo scopo di fornire ristoro ed alloggio ai viandanti.
In prossimità del passo, al termine di una ripida scalinata, si trova una chiesetta dedicata a Nostra Signora della Guardia. Iniziata nel 1919, fu benedetta il 16 luglio 1922, e dichiarata santuario il 29 agosto 1930. Da allora ogni 29 agosto, giorno dedicato a Nostra Signora della Guardia, molti fedeli si recano in pellegrinaggio verso questa chiesa, provenendo dalle province di Parma, Massa-Carrara, La Spezia, Piacenza e Genova. Nel 1965 fu scelta quale patrona degli sportivi di tutto il mondo.

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fonte Wikipedia

Federazione Field Target Italia

Il Field-Target è una disciplina sportiva che simula in modo non cruento la caccia a piccoli animali con armi ad aria compressa. Tale sport nasce nel Regno Unito nei primi anni ‘80, ed inizialmente veniva praticato da cacciatori su sagome cartacee (si ricorda che in Italia la caccia con armi ad aria compressa è vietata, qualsiasi sia il calibro e la potenza espressa dall’arma).

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In seguito si adottarono sagome metalliche rappresentanti piccoli animali (scoiattoli, corvi, piccioni, topi, ecc…) il cui ribaltamento avveniva esclusivamente colpendo una zona circolare in corrispondenza di un punto vitale dell’animale detta Kill Zone, che può variare da un diametro minimo di 15mm ad un massimo di 40mm, la sagoma viene poi riattivata semplicemente tirando una cordicella di collegamento. Tale disciplina si espanse anche negli USA ed in EU, in particolare Germania e Polonia, ovviamente la regolamentazione e la classificazione delle armi ad aria compressa di libera vendita è notevolmente più restrittiva in questi paesi, come d’altronde in Italia, avendo il limite di potenza fissato a 7.5J; infatti vengono adottate differenti categorie in funzione oltre che della tipologia di arma anche della potenza espressa, superiore o inferiore a 7.5J.

Le manifestazioni o incontri si svolgono lungo un percorso all’aperto a contatto con la natura, solitamente in un contesto campestre/boschivo, lungo il quale vengono disposte le piazzole di tiro in numero variabile dalle 6/8 della gara informale alle 25 di una valevole per il campionato italiano. Una volta giunto in piazzola il concorrente deve assumere la posizione di tiro indicata da un’ apposito segnale (libera, in piedi o in ginocchio), ingaggiare i bersagli posizionati a distanze non note, che variano dai 7m ai 30m per la categoria fino a 7.5Joule e dai 7m ai 50m per la categoria 16.3J, quindi stimare la distanza del bersaglio, apportare le dovute correzioni in alzo e compensare l’eventuale vento ed infine eseguire il tiro; si ha a disposizione soltanto un colpo per ogni bersaglio … “una sagoma un punto”. I partecipanti alle gare sono suddivisi in quattro categorie sia in base alla potenza che per il principio di funzionamento della propria arma: Springer 7,5J: Carabine con funzionamento a molla di libera vendita a maggiorenni. Springer Fullpower: Carabine con funzionamento a molla a piena potenza che necessitano per il loro utilizzo di apposito titolo. PCP 7,5J: Carabine con funzionamento a gas precompresso di libera vendita a maggiorenni. PCP Fulpower: Carabine con funzionamento a gas precompresso a piena potenza che necessitano per il loro utilizzo di apposito titolo. Possono essere utilizzati organi di mira di ogni genere, ad esclusione dei dispositivi laser e di qualsiasi dispositivo telemetrico.

Premiazione sul Monte Molinatico
Premiazione sul Monte Molinatico

E’ opportuno specificare che l’unico dispositivo ammesso per la stima delle distanze è il correttore di parallasse. Pur essendo consentite dal regolamento italiano mire metalliche e diottre, non sono adatte per praticare al meglio questa disciplina sportiva, in quanto non consentono una stima della distanza arma/bersaglio sufficientemente precisa; il sistema di mira più idoneo è il cannocchiale di puntamento, più comunemente chiamato ottica, con correttore del parallasse, meglio se su terza torretta e con alti ingrandimenti in modo tale che la stima della distanza sia quanto più precisa possibile. Le ottiche più utilizzate nel field-target hanno ingrandimenti variabili: 6-24, 8-32, ma sempre più spesso si vedono in gara anche dei 10-50. Il Field-Target pur essendo uno sport poco più che emergente nel nostro Paese sta sviluppandosi piuttosto rapidamente sotto l’egida della F.F.T.I. (FEDERAZIONE FIELD-TARGET ITALIA), che riunisce e coordina le singole A.S.D. (associazioni sportive dilettantistiche) facentene parte. Il nostro consiglio per chi desidera conoscere di più su questo sport, e magari provare sul campo, è quello di mettersi in contatto con la A.S.D. più vicina geograficamente dove troverà persone competenti ed esperte che lo aiuteranno ad avvicinarsi a questa divertente “avventura”. Il 2009 è stato un anno molto importante per questa disciplina, a livello nazionale ha visto l’organizzazione di numerose manifestazioni ludico/divulgative, lo svolgersi dei singoli campionati di A.S.D. e le ben 6 prove del campionato nazionale conclusosi in Toscana con la proclamazione dei Campioni Italiani 2009 di categoria.

Anche a livello internazionale la Federazione è stata piuttosto attiva nell’ultimo anno, patrocinando la partecipazione di una delegazione di atleti italiani agli europei che si sono svolti a Weston Park nel Staffordshire (Inghilterra), patria del Field-Target, dal 19 al 20 settembre 2009,da segnalare la buona prestazione del campione italiano nella categoria Pcp 16,3J (categoria considerata internazionale) che con la sua steyr LG 100 si è aggiudicato la 15° posizione assoluta, mentre gli altri partecipanti all’avventura europea erano: Dario Gusmeroli (Air Arms evo 2 mk 2), Achille Matrone (Air Arms Pro-Sport), Aldo Boncompagni (walther LG 300 Alluminium). A coronamento del lavoro svolto dal 2006 ad oggi, sia in ambito nazionale che internazionale, la Federazione Field-Target Italia ha ottenuto ad ottobre 2009 l’ingresso nel W.F.T.F (World Field Target Federation ), ovvero la Federazione Field-Target Mondiale, divenendo così la referente per l’Italia.

Francesco Piana e Fulvio Vincenzi

Federazione Field Target Italia
Presidente: Alessandro Signorini
Contatti: [email protected]
Sito web: www.fieldtarget.it

Passo del Tomarlo

Il passo del Tomarlo è uno dei valichi più alti di tutto il nord Appennino.
La sua altezza è di 1485 m s.l.m. e raggiunge i 1520 m nel collegamento con il passo dello Zovallo. Prende il nome dal monte Tomarlo posto subito a sud mentre a nord vi è il monte Maggiorasca con la bastionata del monte Picchetto. Collega la valle del Ceno alla val d’Aveto mettendo in comunicazione le provincie di Parma, Genova e Piacenza attraverso il vicino passo dello Zovallo. Spesso in inverno il passo viene chiuso per alcuni giorni per permettere lo sgombero della neve tramite fresa, in quanto le nevicate sono sempre copiose.

Passo del Tomarlo
Passo del Tomarlo
Nell’inverno 2008-09 le sponde nevose nel tratto sommitale hanno raggiunto i 3 m di altezza.

fonte Wikipedia

Questo passo è degno di nota dal punto di vista turistico non solo per la sua strategica posizione che lo rende una meta di passaggio soprattutto per i tanti motociclisti del fine settimana, ma anche per la presenza di aree attrezzate lungo il percorso che consentono di godere di una bellissima vista e di respirare aria pura.

Monte Bue

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Il Monte Bue è una vetta del gruppo del Monte Maggiorasca, situata tra la Val d’Aveto (comune di Santo Stefano d’Aveto, Genova), la val Nure (comune di Ferriere, Piacenza) e la valle del Ceno (Comune di Bedonia, Parma), costituisce l’estremo limite meridionale della Provincia di Piacenza ed anche il secondo punto altimetricamente più elevato (1775 m s.l.m.) dell’intero territorio piacentino, dopo il Maggiorasca (1804 m.s.l.m.)

È una delle mete preferite dagli escursionisti, essendo collocato in una zona di piacevoli attrazioni naturalistiche come il Lago Nero, il Monte Nero e il Monte Maggiorasca. Sulle sue pendici si trovano un bivacco (Bivacco Sacchi), un rifugio (Prato Cipolla) e la breve Ferrata Mazzocchi.

Monte Bue
Monte Bue

Sulla vetta sono situati i ruderi (stazione di arrivo, con annesso albergo-rifugio e altre strutture di servizio) di un impianto di risalita (ovovia) che collegava direttamente la cima del Monte Bue con Rocca d’Aveto (frazione di Santo Stefano d’Aveto), dismessa dopo il 1991; recentemente (dicembre 2008) è stato inaugurato un nuovo impianto di risalita (seggiovia) che collega Rocca d’Aveto con il rifugio del Prato della Cipolla (1578 m), al fine di tentare il rilancio turistico dello sci alpino in alta Val d’Aveto. Con lo sviluppo del versante avetano anche sul lato ferrierese si sta progettando la possibilità di costruire i tanto agognati impianti di risalita. Tale progetto, visibile su [1] riprende quello presentato e finanziato nel 1976. Vista la posizione a cavallo fra tre province, la zona del Monte Bue è frequentata da piacentini, parmigiani e genovesi.
Oltre all’escursionismo, la zona offre interessanti possibilità per l’arrampicata sportiva, con le falesie della Rocca del Prete, del Monte Maggiorasca, di Waiting for Fred e del Dente delle Ali, senza dimenticare le tante possibilità di salite invernali. In queste falesie troviamo ofiolite spesso piuttosto friabile.

fonte Wikipedia

Monte Maggiorasca

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Il monte Maggiorasca 1810 m s.l.m. è la vetta più alta dell’Appennino Ligure, situata tra le province di Genova, e di Parma, a poche centinaia di metri, in direzione nord, presso la sommità del monte Bue, decorre il confine con la provincia di Piacenza. Il Maggiorasca domina la val d’Aveto con il comune di Santo Stefano d’Aveto (GE) e la valle del Ceno col comune di Bedonia (PR); il gruppo montuoso del Maggiorasca, posto a nord del passo del Tomarlo, comprende anche le vette del monte Nero, del Groppo delle Ali e del monte Roncalla oltre a quella, già citata, del monte Bue, costituendo un importante nodo orografico tra le vallate del Nure (Piacenza), del Ceno (Parma) e dell’Aveto (Genova).
La sommità del Maggiorasca, ampia e a forma di sella, è costituita da basalti non calcarei e da arenarie conglomeratiche, al suo bordo meridionale, su un ripiano posto a un’altitudine di 1.799 m s.l.m., sorge la statua di Nostra Signora di Guadalupe, eretta nel 1947, mentre sulla vetta vera e propria (1810 m s.l.m.) è stato collocato un impianto per la ripetizione di segnali televisivi.
Meta molto frequentata in ogni stagione dagli appassionati di escursionismo provenienti sia dai versanti emiliani, sia dal versante ligure.
Nei pressi sono presenti alcune brevi vie di arrampicata invernale e più numerose vie estive, recentemente attrezzate da un gruppo di arrampicatori piacentini.

Monte Maggiorasca
Monte Maggiorasca

La flora del massiccio montuoso del Monte Maggiorasca è particolarmente interessante, per via della coesistenza di alcune specie botaniche di provenienza alpina e di endemismi tipici dell’Appennino settentrionale e della catena appenninica in generale.
Il gruppo montuoso del Maggiorasca è infatti l’unica area montuosa dell’Appennino Ligure in cui sia possibile rinvenire il Chrysosplenium alternifolium (una rara sassifragacea a distribuzione euro-siberiana), l’Aquilegia alpina (specie subendemica delle Alpi occidentali, che irradia nell’Appennino Settentrionale con poche ed esigue popolazioni) e la Primula marginata, una vistosa specie subendemica delle Alpi sud-occidentali e dell’Appennino Ligure orientale, la cui presenza è limitata ad alcuni affioramenti di rocce basaltiche, ubicati nel settore settentrionale del massiccio al confine tra le province di Genova e Piacenza.
Sempre sui pendii delle aree più elevate del gruppo del Maggiorasca vegetano la Soldanella alpina, la Pulsatilla alpina e la Draba aizoides, tre piante piuttosto comuni sulle Alpi ma assai sporadiche nell’Appennino, infine tra gli endemismi appenninici, che nel gruppo montuoso del Maggiorasca raggiungono il limite nord-occidentale della loro distribuzione, vanno citati almeno l’Armeria marginata e l’Arenaria bertolonii.
Tra le specie a portamento fruticoso e arboreo va citato il cosiddetto “pino mugo appenninico” (Pinus mugo ssp. rostrata), entità un tempo certo più diffusa nelle aree culminali dei massicci montuosi della val d’Aveto e oggi rinvenibile in due popolamenti isolati presso il Passo del Tomarlo e tra il Lago Nero e la vetta del monte omonimo e in sporadici individui che crescono oltre il limite superiore della faggeta; sempre nella zona settentrionale del massiccio del Maggiorasca si possono osservare alcuni nuclei naturali (e quindi non di origine silvicolturale) di abete bianco (Abies alba).

fonte Wikipedia

Basilica della Madonna di San Marco

La tradizione vuole che attorno al ’600, dei mercanti veneziani vennero assaliti nei pressi di Bedonia e miracolosamente liberati per intercessione della Madonna.
In ringraziamento fecero erigere una piccola Cappella, chiamata in un secondo tempo “del Pozzo”.
La Cappellina del Pozzo fu subito centro di culto privilegiato per la popolazione della Val Taro, Ceno, Magra.
Un esemplare ligneo di una statua raffigurante la “Madonna della Consolazione” giunse attorno al 1731 dalla zona di Pontremoli (altri esemplari sono conservati in America ed una bronzea sulla cima del Monte Penna).

Veduta della cupola
Veduta della cupola

In seguito alla costruzione del Seminario si sentì il bisogno di ampliare la Cappellina e così nel 1860 iniziarono i lavori ma, vennero sospesi subito.

Nel 1939, con una pausa a causa della guerra, ripresero i lavori di ampliamento consistenti in una cripta, che comprendeva l’antica Cappellina del Pozzo (ultimata nel 1952) e nella Basilica vera e propria con copertura a cupola (ultimata nel 1954).
Nel 1978 Papa Giovanni Paolo I elevò il Santuario a Basilica Minore.

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Corchia

La frazione di Corchia offre un raro esempio di nucleo medioevale quasi inalterato.

Uno, dieci, forse cento: archi, volte, finestrine ad arco. Tutti in sasso, tutti in pietra.

Anche sotto i piedi pietra e lastroni. Deliziose piazzette, tutte comunicanti; un’infinità di passaggi, di cunicoli, di viottoli.

Questa é Corchia, una frazione del Comune di Berceto.

In mezzo ad uno splendido vallone.

A meno di mezz’ora di auto da Borgotaro… Pietra, pietra e ancora pietra.

I pavimenti e i ciottolati sono unici: in nessun altro paese dell’Appennino ne ho trovati di così belli, di così finemente lavorati.

Archi ribassati e passaggi aerei, come solo qui si possono trovare.

Qualche portale, forse medioevale, ormai completamente assorbito dai muri.

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Percorsi nel verde

Esistono cammini senza viaggiatori.

Ma vi sono ancor più viaggiatori che non hanno i loro sentieri.

(Gustave Flaubert)

Innumerevoli sono i sentieri e gli itinerari della Val Taro che riescono a soddisfare le più varie esigenze del visitatore.

Ci sono percorsi nel verde percorribili a piedi, in bicicletta o a cavallo adatti per i più sportivi che amano le bellezze paesaggistiche,  itinerari storico-culturali come la Via Francigena o la Via degli Abati, strade dedicate alla gastronomia locale come la Strada del fungo…

Lungo questi percorsi è possibile trovare ristoro presso le numero strutture ricettive e complementari della zona e, ancora meglio, lasciare che siano i luoghi stessi ad incantarci e deviare il cammino…

Ospitalità

Ospitalità è la parola d’ordine della Val Taro la quale ha una grande varietà di strutture ricettive tra cui agriturismi, campeggi, bed&breakfast, hotel e eco-villaggi a conduzione familiare.

Molti di questi hanno un loro sito Web che ne descrive le caratteristiche, la localizzazione, le attrazioni e i servizi limitrofi.

Inoltre, molti offrono piatti di cucina casalinga composta da prodotti tipici di produzione propria e per questo sana e genuina.

Nella zona si possono anche trovare locali notturni adatti ad ogni età e che offrono ogni tipo di intrattenimento.

Inoltre, trascorrere il tempo libero in Val Taro vuol dire anche prendersi cura del proprio corpo e del proprio spirito, per questo ci sono palestre, piscine e centri benessere.