Compiano

[singlepic id=2552 w=320 h=240 float=left]Compiano, piccolo borgo medioevale circondato per intero da poderose mura e sovrastato da un Castello completamente ristrutturato, appare come per incanto nella sua bellezza naturale e nel suo antico splendore a chi percorre la Strada Provinciale che da Borgo Val di Taro porta a Bedonia.

Recentemente il borgo di Compiano è entrato a far parte del Club “I Borghi più Belli d’Italia”.

All’interno del Castello di Compiano è collocata una prestigiosa struttura alberghiera con servizio di ristorazione. Il Castello fa parte dell’Associazione dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza. Di Compiano abbiamo notizie storiche certe del secolo XI, nei documenti appare già un borgo fortificato con giurisdizione sull’alta valle del Taro, ma l’analisi muraria del castello ci mostra la presenza di vestigia di epoca carolingia.

Attorno al mille Compiano è dei Malaspina: quindi, nel XI sec., del Comune di Piacenza. Nella metà del XIII secolo, con Ubertino Landi, inizia il dominio della famiglia che durerà circa 425 anni, la più longeva Signoria d’Italia. All’inizio del 400 si affermò il predominio dei Visconti che relegarono in secondo piano i Landi nei loro territori. Il XVI e XVII sec., furono secoli di splendore sotto la Signoria dei Landi, Compiano battè propria moneta, ebbe scuole pubbliche e un monte di pietà. Alle soglie del 700 Compiano passò ai Farnese e da quel momento iniziò il declino del borgo. Sotto il Ducato di Maria Luigia il castello diventò prigione di Stato dove vennero rinchiusi i carbonari dei moti del 1821. Durante la II guerra mondiale il paese riacquistò importanza e il 25 giugno 1944 Compiano divenne capitale del Territorio libero della Valtaro.

Nel dopo guerra il collegio delle fanciulle insediato nel castello venne chiuso e il maniero fu acquistato dalla Marchesa Lina Raimondi Gambarotta che nel 1987, data della sua morte, lo lasciò al Comune. Attualmente il castello è aperto al pubblico con visite guidate. All’interno risiede la collezione Raimondi Gambarotta, mobilio e oggetti dell’ex proprietaria ed un museo della massoneria realizzato a seguito della donazione di Flaminio Musa in collaborazione con il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani. All’interno del borgo è visitabile “Il Museo degli Orsanti” girovaghi originari del luogo che nel 1800 e primi del novecento percorrevano le strade di tutta Europa guadagnandosi da vivere con spettacoli di piazza con scimmie e orsi ammaestrati.”

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2017-06-23T15:28:03+00:00
INValTaro.it